sabato 22 aprile 2017

Le rivoluzione agricole tra ecologia ed economia

di Henri Regnault - traduzione di Alberto Guidorzi


Norman Baurloug, padre della Rivoluzione  Verde e premio Nobel, intervistato dal nostro prof. Antonio Saltini
Qui di seguito il link di una articolo del Prof. Henri Regnault (qui). Si tratta di un articolo redatto nell’ottobre 2016 su richiesta di un’istituzione internazionale mediterranea per essere pubblicato nella loro “Watch Letter”. In seguito questa istituzione ha rifiutato di pubblicarla. L’autore mette quindi a disposizione il testo per lettori interessati.

(Ndt - Dato che ho trovato i contenuti dell’articolo siano pienamente coincidenti con il mio pensare, ma anche estremamente interessanti per i lettori di Agrarian Sciences. Ho quindi chiesto il permesso dell’autore, concessomi, per assicurarne la traduzione integrale)



Riassunto

L’articolo afferma anzitutto il legame inscindibile che esiste tra economicità ed ecologicità dell’agricoltura se questa vuole sopravvivere. Poi stabilisce una seconda caratteristica che connota l’agricoltura moderna, vale a dire il legame con il mercato e analizza come i diversi segmenti delle filiere agro-alimentari possono e devono confrontarsi. Quindi prende in considerazione come le due Rivoluzioni Verdi del passato, quella del XVIII e del XX secolo, hanno compendiato l’esigenza di mantenimento del legame delineato all’inizio: la 1ª definibile ecologicamente intensiva ed anche produttivamente positiva, mentre la 2ª che ha squilibrato i due aspetti (economicità e ecologicità) sotto la pressione della crescita demografica. Alla fine di questa analisi l’autore prefigura l’instaurarsi di una 3ª Rivoluzione agricola che corregga la 2ª ma non a detrimento della produttività raggiunta, anzi aumentandola. L’autore accenna anche agli strumenti idonei per raggiungere tale obiettivo: oltre agli strumenti agronomici punta molto sulla genetica mediante l’uso degli strumenti innovativi delle Nuove Biotecnologie (NTB).


Abstract The modern agriculture will survive only  if it will be able to safeguard the fundamental balance between ecology (respect of the environment) and economy (efficiency in terms of costs), this latter attained by enhancing its relation with the other segments of the agro-food chain. The author considers how the two green revolutions of the past, that happened in the eighteenth and twentieth centuries, approached this fundamental balance: more specifically the first revolution was environmentally intensive and productively effective, while the 2nd gave an increasing  imbalance between economy and ecology under the pressure of population growth. At the end of this analysis the author envisages the establishment of a 3rd Agricultural Revolution able to correct the critical aspects of the 2nd without reduce the productivity achieved but on the contrary increasing it. The author also mentions the appropriate tools for achieving this.

mercoledì 19 aprile 2017

Gli animali domestici come fonte di calore per l' umanità – Alcune riflessioni pasquali. Domestic animals as a source of heat for mankind – Some easter reflections

di Luigi Mariani 

Culla in una vecchia stalla

Riassunto
Per millenni gli animali domestici sono stati una essenziale fonte di calore animale per le popolazioni delle latitudini medio-alte oltre che una fonte di latte, carne, lavoro, lana, pelli, letame e uova. Tale evidenza che fino a qualche decina di anni orsono era nota a tutti coloro che vivevano in zone rurali è oggi lontanissima dal sentire degli abitanti di paesi evoluti come l’Italia. Da ciò l’importanza di mantenere una memoria storica di quello che per millenni ha costituito uno fra gli elementi fondanti della meravigliosa simbiosi mutualistica fra uomo da una parte e animali domestici e piante coltivate dall’altra che è l’agricoltura.

AbstractFor thousands of years domestic animals were an essential source of animal heat for the populations of medium to high latitudes as well as a source of milk, meat, wool, work, skins, manure and eggs. This fact that until a few decades ago was known to all those living in rural areas is now far away from the knowledge of the inhabitants of developed countries such as Italy. Hence the importance of maintaining a historical memory of what for millennia has constituted one of the fundamental elements of the wonderful mutualistic symbiosis between man on the one hand and domestic animals and cultivated plants on the other that is known as agriculture. 

mercoledì 12 aprile 2017

Nella stanza le stagioni:bambini, giochi e agricoltura - Un lontano giorno di primavera

 di Albero Guidorzi 




Marzo
si è risvegliato ed i tipici giorni sereni e ventosi s’intervallano con altri piovosi. Grosse nuvole bianche vagano nel cielo. Ormai le brevi e buie giornate invernali hanno lasciato il posto a giorni più tersi e lunghi. Il giorno precedente con i compagni si è preparato l’aquilone. La carta pecora sottile del caseificio è servita a fare il corpo, due cannucce palustri hanno fatto da scheletro portante, le strisce di giornale pennellate con l’impasto di farina bianca, trafugata dalla madia all’insaputa della nonna, hanno fatto da collante per riunire e trattenere il tutto. Infine le pagine di un vecchio quaderno di prima elementare tagliate a strisce sono servite par fare gli anelli della coda. L’attacco a tre punti è stato fatto con lo spago usato per i salami, mentre il filo per trattenere in volo l’aquilone è quello che la nonna ha filato grosso, ben ritorto e resistente, per tessere i sacchi. L’attesa per il nuovo giorno è spasmodica, il sonno è agitato perchè la frenesia per il giorno dopo è rimasta anche nell’inconscio. Il risveglio però deve subito fare i conti con la consapevolezza del dover prima andare a scuola. Un senso di svogliatezza e di pigrizia ci assale, la vestizione si fa lenta, ed richiami della mamma si fanno pressanti per non farci arrivare tardi a scuola.

sabato 8 aprile 2017

Le leguminose in alimentazione animale


di Vittorio Dell' Orto e Giovanni Savoini


Tutti gli atti  della giornata sono sono scaricabili nel sito del MULSA

Riassunto
I semi di leguminose maggiormente utilizzate per l’alimentazione animale in Europa sono la soia e relativi sottoprodotti, il pisello, la fava, il lupino e la farina di estrazione di guar. Le leguminose sono utilizzate per apportare prevalentemente proteina, oltre a lipidi nel caso dei semi di soia integrale, e amido soprattutto nel caso di pisello e fava. La soia, che rappresenta la leguminosa maggiormente utilizzata, è prevalentemente importata dal Sud America ed è quasi totalmente geneticamente
modificata. Le leguminose possono essere sottoposte a trattamenti termici, principalmente fioccatura e estrusione, per ridurre il contenuto in fattori antinutrizionali, aumentare la digeribilità dell’amido e ridurre la degradabilità ruminale della proteina.

Abstract Soybean, and by-products, pea, faba bean, lupin, and guar meal are the main legume seeds used in animal nutrition in Europe. Legume seeds are used to provide protein, oil in the case of soybean, and starch, mainly in the case of pea and faba bean. Soybean, that is the most used legume, is mainly imported from South America and is almost totally genetically modified. Legume can be flaked or extruded, to reduce the content in antinutritional factors, to increase starch digestibility, and to decrease protein rumen degradability. 

domenica 2 aprile 2017

Storia della Federconsorzi - La prospettiva storica di un’intesa regionale

di Antonio Saltini 

9ª parte   

Tutta la vicenda che si è venuta svolgendo tra Bologna e Roma apre un interrogativo ineludibile: tra gli impegni che i responsabili comunisti erano disposti ad assumere per un accordo con l’organizzazione consortile c’era o non c’era la promessa di un atteggiamento acquiescente in occasione del futuro dibattito parlamentare sulla legge di riforma dell’Aima? Gli elementi disponibili non consentono né di confermare né di smentire con certezza assoluta: tutte le articolazioni della vicenda vietano, tuttavia, di trascurarlo. Il complicato gioco di confronto-scontro diviene infatti incomprensibile se quell’interrogativo non viene assunto come nodo essenziale per spiegare la strategia seguita dalle due parti che alla vicenda hanno dato vita.

lunedì 27 marzo 2017

Mondo agricolo e pregiudizio bucolico


di Luigi Mariani

Vita agreste,  Ragazza che fa  la calza, G.Segantini (1858-1899)
Riassunto
In questo scritto si sviluppano alcune riflessioni sul venir meno di una cultura agricola che vede al centro valori della sicurezza alimentare e della tutela del territorio agricolo visto come fattore di produzione a favore di una cultura urbana che mette al centro una serie di pregiudizi di tipo bucolico che si traducono nella promozione di agricolture insostenibili sul piano economico e della sicurezza alimentare. La necessità per il mondo agricolo di affermare una propria autonomia culturale e il ruolo che in questo contesto potrebbero svolgere la storia dell'agricoltura e i musei di storia dell'agricoltura è altresì discusso.
Abstract 
Some thoughts are expressed on the loss of a farming culture which sees as core values food safety and protection of agricultural land seen as a factor of production in favor of urban cultures founded on bucolic prejudices which result in the promotion of an agriculture unsustainable on the economic and food security plan. The need for the farming community to assert its own cultural autonomy and the role it can play in this context the discipline of history of agriculture and the agricultural history museums are also discussed.

giovedì 23 marzo 2017

Quali piante erbacee mangiavano i Romani - Seconda parte

di Alberto Guidorzi

INFIORESCENZE
In tutto il bacino del Mediterraneo cresce il genere Cynara ed in particolare la specie cardunculus (oggi suddivisa in tre varietà: Silvestris o cardo selvatico, Altilis o cardo coltivato e Scolymus o carciofo), ma non abbiamo notizie sul fatto che in epoca romana vi fossero specie coltivate. Sappiamo comunque che i romani mangiavano i capolini delle sue varie specie con vari nomi: colymos, giros, spondilo, sorbole. La selezione successiva, che ha riguardato la carnosità del picciolo (cardo) o l’ingrossamento del capolino, ci ha dato appunto il cardo ed il carciofo coltivati. Apicio presenta sette ricette forse riferibili al carciofo e tre forse riferibili al cardo.
FOGLIE
Diamo uno sguardo più da vicino agli ortaggi da foglia mangiati dai romani. E’ certo che i romani mangiavano e coltivavano (Catone ce lo dice) il genere brassica e che già esisteva una prima differenziazione, ma non certo quella odierna e rappresentata nella figura qui sotto.

lunedì 20 marzo 2017

Grani antichi, capolinea in arrivo?


di Sergio Salvi




"Foto di un campo di grano di varietà Russello in Sicilia, tratta dalle fotografie relative alla tesi di laurea di Pasquale Zarba, sulla "Tecnica di coltivazione del frumento nella provincia di Caltanissetta" - Anno Accademico 1944-1945 Università degli Studi di Palermo."

Lo spunto per questo post è dato dalla recente pubblicazione di un articolo comparso sull’edizione bolognese del Corriere della Sera dal titolo “La guerra dei grani antichi tra accuse di monopolio e nuove alleanze” (qui), che a mio avviso tocca alcuni aspetti molto eloquenti e predittivi del destino che attende la moda italica dei grani antichi.
Un primo aspetto che s’incontra leggendo il pezzo è quello della sostanziale presa d'atto circa l'improponibilità commerciale delle varietà antiche di frumento - come “Gentil Rosso”, “Andriolo”, “Inallettabile”, “Frassineto” e “Verna” - le cui farine presentano un indice di forza (W) oscillante tra il 50 di “Gentil rosso” e il 170 di “Andriolo”. Se si considera che per produrre il pane servono farine con un indice W compreso almeno tra 250 e 300, si capisce subito quanto queste varietà "da biscotti" siano scarsamente appetibili sul piano tecnologico e commerciale.

venerdì 17 marzo 2017

Quali piante erbacee mangiavano i Romani - Prima parte


di Alberto Guidorzi
                                                                           
                                                                                                                              Riassunto
Questo lavoro illustra le principali specie erbacee (cereali, legumi, ortaggi, piante aromatiche), che erano alla base della dieta degli antichi romani.
La conclusione è che quantunque i romani antichi avessero una dieta molto vicina a quella oggi indicata come alla moda e molto sicura da parte dei media, la loro aspettativa di vita non superasse i 25 anni, che dovrebbe dare un più elevato livello di apprezzamento per gli oltre 80 anni di l'aspettativa di vita dei cittadini italiani d’oggi, nonostante la crescente diffidenza per il cibo di cui si nutrono. 

Abstract
This work analyses the main species of herbaceous crops (cereals, pulses, vegetables, aromatic plants) that were at the base of the diet of the ancient Romans.
The conclusion is that although the Romans had a diet very close to that today indicated as the most pure and safe by the vast majority of media and anchormen, their life expectancy did not exceed the 25 years, which should give an higher level of appreciation for the life expectancy of the present day Italian citizens which overcome 80 years despite the growing distrust of the food they eat.

lunedì 13 marzo 2017

Agricoltura e storia nazionale - Chi ha esorcizzato lo “stato di diritto”?


di Antonio Saltini



Abbiamo rilevato, dalle origini del Risorgimento al sorgere di quella che enfaticamente è stata definita “seconda” Repubblica, l’infausta sorte del proposito di “fare gli Italiani”, un disegno irriso, per primi, dai padri della Patria che l’Italia avevano unito sotto le insegne sabaude, ma che l’Italia erano decisi a conservare divisa in due classi tra le quali non sussistesse possibilità di transito: sicome l’Italia era paese agricolo, padroni della terra e lavoratori della terra.
All’impegno della classe politica a conservare la ferrea divisione si può associare, per la completezza del quadro, l’impegno, altrettanto determinato, della Chiesa: un papa obbediente al proprio Signore quanto pochissimi tra i predecessori, Leone XIII, suggella, il 15 maggio 1891, un’enciclica, la Rerum novarum, che erge la Chiesa a tutrice della plebe miserabile delle campagne, alla sua morte il concistoro cardinalizio, un cenacolo di alfieri intemerati della grande aristocrazia terriera, si impegna a sostituirlo con un successore che ristabilisca la dottrina che proclama le disguaglianze sociali espressione della volontà divina. Per assolvere al mandato, Pio X, teologo supremo, inventa un’eresia inesistente, il “Moderismo” e col pretesto di annientarla scaglia il proprio anatema contro ogni forma di unione creata, nello spirito dell’enciclica di Leone, dai miserabili per proclamare i propri diritti di uomini. Con devota riconoscenza il concistoro cardinalizio eleverà alla gloria degli altari l’inventore del “Modernismo”per avere riaffermato la legge divina della disuguaglianza scandalosamente infirmata da un solerte Vicario di Cristo.