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lunedì 27 marzo 2017

Mondo agricolo e pregiudizio bucolico


di Luigi Mariani

Vita agreste,  Ragazza che fa  la calza, G.Segantini (1858-1899)
Riassunto
In questo scritto si sviluppano alcune riflessioni sul venir meno di una cultura agricola che vede al centro valori della sicurezza alimentare e della tutela del territorio agricolo visto come fattore di produzione a favore di una cultura urbana che mette al centro una serie di pregiudizi di tipo bucolico che si traducono nella promozione di agricolture insostenibili sul piano economico e della sicurezza alimentare. La necessità per il mondo agricolo di affermare una propria autonomia culturale e il ruolo che in questo contesto potrebbero svolgere la storia dell'agricoltura e i musei di storia dell'agricoltura è altresì discusso.
Abstract 
Some thoughts are expressed on the loss of a farming culture which sees as core values food safety and protection of agricultural land seen as a factor of production in favor of urban cultures founded on bucolic prejudices which result in the promotion of an agriculture unsustainable on the economic and food security plan. The need for the farming community to assert its own cultural autonomy and the role it can play in this context the discipline of history of agriculture and the agricultural history museums are also discussed.

E' una storia vecchia quanto il mondo: basti pensare alla Beozia, da cui venivano i 700 opliti che si sacrificarono alle Termopili assieme ai 300 di Leonida. Quasi nessuno si ricorda di quegli opliti e, al contrario, per gli ateniesi "beota" sarà per secoli sinonimo di persona dappoco e stupida. Ciò per il fatto che la Beozia era una regione agricola e gli abitanti delle aree rurali sono stati spesso oggetto di disprezzo da parte delle popolazione urbana dedita all'industria, all'artigianato, alle arti e al commercio. Oggi tutti ci ricordiamo del modello culturale ateniese (di cui fu espressione Pericle) e nessuno di quello della Beozia, da cui pure vennero greci insigni come Esiodo, Pindaro, Corinna, Epaminonda e Plutarco. Da questa damnazio memoriae ci viene credo l'insegnamento secondo cui un'agricoltura priva di un proprio modello culturale viene inevitabilmente colonizzata dai modelli culturali urbani.
Il fenomeno della colonizzazione del mondo agricolo da parte dei modelli culturali urbani è emerso in modo dirompente in Expo 2015, come abbiamo più volte denunciato da questo sito Mariani L., 2015. E' arrivato l' ambasciatore ..., Agrarian Sciences; Mariani L., 2015. Expo, uno spettacolo senza contenuti, Agrarian Sciences , ma la colonizzazione la vediamo di giorno in giorno all’opera osservando i modelli agricoli proposti dai media e che dunque vanno ad influenzare in modo spesso indelebile i nostri concittadini. Mulini bianchi a parte, sono personalmente disgustato dai modelli che pedissequamente ci propina il Corriere della sera, i cui agricoltori di riferimento (cui si dedicano pagine intere del quotidiano, come ad esempio qui) sono in genere costituiti da ricchi e annoiati borghesi di città che vivono l’agricoltura (ovviamente biologica o biodinamica) con un sentimento bucolico che nulla ha a che vedere con il sentire, i problemi e le aspettative dell’imprenditore agricolo.
Sintomo della colonizzazione urbana sono altresì i pronunciamenti paternalistici ed oscurantistici del Parlamento Europeo nei confronti delle agricolture dei Paesi in Via di Sviluppo (Mariani L., 2016. "Sviluppo agricolo in Africa: una lettera per riflettere",Agrarian Sciences,) o le rozze espressioni del ministro Martina a favore del biologico e del biodinamico, totalmente aliene da qualunque riflessione in tema di sicurezza alimentare (L. Mariani, 2015. Quando il nodo ci interroga, un commento alla lettera del ministro Martina all’Espresso, Agrarian Sciences; Mariani L., 2015 "Cambio di passo solo se cresce il biologico: Il ministro Martina detta la linea", Agrarian Sciences ,).
Il fenomeno della colonizzazione l'ho visto personalmente all’opera da presidente dell'Associazione Italiana di agrometeorologia, vedendo i servizi agrometeorologici regionali fagocitati uno ad uno dai settori dell'ambiente e dalla protezione civile, un fatto che ai più potrà apparire marginale ma che è a mio modo di vedere deprecabile in quanto un servizio agrometeorologico legge l'ambiente con una visione più vicina all'agro-ecosistema e all’attività agricola che vi si svolge di quanto lo possa fare un servizio che ha altre priorità operative.
A fronte di ciò delle due l'una: o l’agricoltura si riappropria di un proprio modello culturale e lo sviluppa in modo autonomo o altrimenti continuerà a fare da mosca cocchiera ad interessi che con il settore agricolo non hanno nulla a che vedere.

Attenzione: il mio non è l’invito a un becero corporativismo ma viceversa uno stimolo a riflettere sul sistema di valori di cui il mondo agricolo è espressione (a partire da quelli della sicurezza alimentare e della tutela del territorio rurale visto come fattore di produzione e non come quinta oleografica per moderni arcadi) e ad affermarlo con orgoglio e coerenza, anche a costo di pagare un prezzo per tale coerenza. Su questo i musei etnografici e i musei storici dell'agricoltura (ad esempio il nostro museo lombardo di storia dell'agricoltura) potrebbero giocare un ruolo straordinario in termini culturali mentre invece versano spesso in uno stato di totale indigenza, il che la dice lunga su come il mondo agricolo non stia reagendo nel modo giusto alla colonizzazione culturale stigmatizzata in questo articolo. Un ruolo altrettanto chiave lo riveste la storia dell'agricoltura che sono orgoglioso di insegnare all’università di Milano e che con altri amici e appassionati della materia cerchiamo di mantenere viva e cioè capace di leggere il passato per fornire strumenti utili a interpretare il presente e a progettare il futuro. 




Luigi Mariani 

Docente di Storia dell' Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa, condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano. E' stato anche Docente di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.



6 commenti:

  1. Ai musei storici ed etnografici aggiungerei le Accademie Storiche di Agricoltura; in Italia ne abbiamo diverse, ma molte di esse sono quasi del tutto invisibili, o perchè non pubblicizzano adeguatamente le loro attività, oppure perchè non ne fanno proprio. Alcune sono dei piccoli modelli virtuosi di dinamismo ed iniziative; tra queste vi è l'Accademia Georgica di Treia, con la quale spesso collaboro, ora in difficoltà a seguito del terremoto che ne ha resa inagibile la sede storica. Si tratta comunque di realtà mal finanziate e che devono fare i salti mortali per trovare ogni volta le risorse necessarie a svolgere ricerche, eventi ed iniziative.

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    Risposte
    1. Caro Sergio,
      sono pienamente d'accordo con te sul fatto che lo sforzo dovrebbe essere soportato anche dalle Accademie di Agricoltura. Io stesso sono vicepresidente della Società Agraria di Lombradia e confermo che i salti mortali li stiamo facendo pure noi, così come salti mortali li facciamo per far sopravvivere il Museo Lombardo di Storia dell'agricoltura, con la netta impressione che nonostante i funambolismi non si vada da nessuna parte. Speriamo in tempi migliori.
      Luigi


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  2. Alberto Guidorzi27 marzo 2017 18:51

    Chiamalo "beota" uno che scrive cose così quasi 3000 anni fa (prima parte)

    Da “L’Inverno”
    Esiodo (VIII-VII sec. a.C.) - “Opere e giorni”

    (……)
    Allora ti consiglio, indossa, a riparo del corpo
    un mantello morbido ed una lunga camicia
    (…… )
    Attorno ai piedi scarpe di cuoio di bue ammazzato,
    che a ciò siano adatte, allaccia, imbottite dentro di feltro.
    ………quando Borea tracio le spesse nubi scompiglia.
    Allora affrettati, compiuto il lavoro, a tornare a casa,
    perché dal cielo scura una nube non ti ravvolga,
    non ti bagni le membra e ti inzuppi i vestiti.
    E non ti fidare: questo è il mese peggiore,
    tempestoso, aspro alle greggi, aspro per gli uomini.
    Allora ai buoi la metà basta, ma gli uomini abbiano abbastanza, di cibo;
    son lunghe infatti le notti e portano aiuto.
    A queste cose sta attento, fin quando compiuto sia l'anno,
    ritornino uguali i giorni e le notti e di nuovo
    la terra, madre di tutte le cose, i vari frutti riporti”

    La Primavera
    Esiodo (VIII-VII sec. a.C.) - “Opere e giorni”

    Quando, dopo che il sole si è volto, sessanta
    giorni invernali Zeus abbia compiuto, allora l'astro
    di Arturo, lasciata la sacra corrente di Oceano,
    tutto splendente si innalza al sorgere della sera;
    di seguito a lui Pandionide rondine, col pianto suo mattutino, si lancia
    verso la luce della primavera che sorge di nuovo per gli uomini;
    precedila allora e pota le viti; è la cosa migliore.
    Ma quando colei che si porta addosso la casa della terra sale sui tronchi
    fuggendo le Pleiadi, allora non è più tempo di zappare le viti,
    ma affila le falci ed esorta gli schiavi;
    fuggi gli ombrosi riposi e i sonno dell’alba,
    nella stagione di mietere, quando il sole secca la pelle.
    Allora datti da fare e porta a casa il raccolto,
    al sorger dell’alba, affinché il vitto ti sia sufficiente.
    L’alba infatti si prende la terza parte del lavoro del giorno,
    l’alba fa procedere sulla via, fa progredire il lavoro,
    l’alba, che al suo apparire mette in cammino
    molti uomini, e su molti buoi pone il giogo.

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  3. Alberto Guidorzi27 marzo 2017 18:56

    Chiamalo "beota" uno che scrive cose così quasi 3000 anni fa (seconda parte)

    L’estate
    Esiodo (VIII-VII sec. a.C.) - “Opere e giorni”

    “Quando sorgono le Pleiadi, figlie di Atlante,
    incomincia la mietitura; l'aratura, invece, al loro tramonto.
    Queste sono nascoste per quaranta giorni
    e per altrettante notti; poi, inoltrandosi l'anno,
    esse appaiono appena che si affili la falce. “
    …………………

    “Quando il cardo fiorisce e la cicala canora
    stando sull'albero l'acuto suo canto riversa
    fitto da sotto le ali, nella pesante stagione d'estate,
    allora più grasse sono le capre, il vino è migliore,
    le donne più ardenti, ma sono fiacchi gli uomini
    perché Sirio brucia la testa e i ginocchi
    e secco è il corpo per via della vampa. Ma allora
    è bello avere una roccia ombrosa e vino di Biblo
    e una focaccia di latte e latte di capra che più non allatta,
    e carne di giovenca nutrita nel bosco, che ancora non abbia figliato,
    e di primi nati capretti; e bere il nero vino
    sedendo all’ombra, saziato del tuo festino,
    la faccia volta incontro al veloce soffio di Zeffiro;
    e d’una fonte che scorre veloce e pura
    tre parti d’acqua versare, la quarta di vino.
    Comanda agli schiavi che le sacre spighe di Demetra
    trebbino non appena appare la forza di Orione,
    in luogo ben ventilato e su un’aia rotonda.
    Misuralo bene e mettilo in orci. Poi quando
    tutto il nutrimento avrai bene riposto dentro la tua casa,
    prendi uno schiavo privo di casa, e una serva, ma priva di figli,
    a cercarti ti esorto: cattiva la serva che ha figli;
    procurati un cane dai denti aguzzi, senza risparmio di cibo,
    perché mai uno di quelli che dormon di giorno si prenda i tuoi beni.
    Foraggio procurati e strame perché tu ne abbia
    abbondante per i buoi ed i muli. E dopo
    agli schiavi potrai far riposare le ginocchia e sciogliere i buoi.


    Da “L’autunno”
    Esiodo (VIII-VII sec. a.C.) – “Opere e giorni”

    Quando s’acquieta la forza del sole che brucia
    e della vampa si spreme il sudore, e manda le piogge invernali
    Zeus possente, allora il corpo dell’uomo a muoversi
    è assai più leggero; in quel tempo la stella di Sirio
    per poco sopra le teste degli uomini nati alla morte
    si volge di giorno e si prende della notte una parte maggiore;
    (……..)
    Fatti due aratri, costruendoli in casa:
    uno d’un sol pezzo, l’altro commesso, perché così sarà molto meglio;
    se uno si rompe dietro i buoi attaccherai l’altro.
    D’alloro e d’olmo, immuni dai tarli, siano i timoni;
    di quercia il ceppo, di leccio la bure. Compra due buoi di nov’anni
    maschi, la loro forza non è facile a vincere:
    (…..)
    Stà attento quando della gru la voce senti
    dall’alto, di fra le nubi, che il grido annuale ripete;
    ti porta il segno d’arare e la stagione d’inverno
    t’indica piovosa….
    (……)
    Prega Zeus sotterraneo e la dura Demetra
    che quando è maturo rendan pesante di Demetra il sacro frumento,
    (………)

    Nota: Nel mio libro "Le tradizioni del Calendario contadino" Ho voluto appositamente far precedere ogni inizio di stagione con quanto dice Esiodo sulle varie pratiche agricole del suo tempo, ma che sono ancora valide nella loro essenza.

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  4. Caro Alberto, grazie per aver riportato le citazioni da Esiodo, autore che io stesso frequento spesso utilizzandolo nel mio corso di storia dell'agricoltura. Evviva i beoti!

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  5. Che bella riflessione! Mi piacerebbe leggere in questo contesto un bell'articolo organico su cosa fa e com'è messa la nostra sperimentazione pubblica (secondo me male, ma è difficile trovare notizie, si parla solo in modo aneddotico dell'agricoltura), se c'è una linea, un'idea (tipo il piano, magari discutibile ma coerente, della Francia sull'agroecologia). Grazie e continuate così, sempre istruttivo leggere i vostri post e le discussioni che suscitate!

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