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mercoledì 3 maggio 2017

Il cibo, la scienza e il matematico Enriques

 di Alberto Lopez e  Agrarian Sciences





Interventi:

Francesca Allegri: 
Storia degli ingredienti in pasticceria 

Francesco Marino:
Dai cibi dell' Ultima Cena ai pesci palla 


Chi era Federigo Enriques?
di Alberto Lopez

Albert Einstein e Federigo Enriques nelle logge dell' Archiginnasio di Bologna

«La figura di Federigo Enriques occupa una posizione centrale nella storia della cultura italiana tra la fine dell’Ottocento e la Seconda guerra mondiale. Egli fu uno dei massimi matematici del periodo e al contempo un intellettuale universalistico. Difatti, concepiva la matematica, e più in generale la scienza, come parte della cultura. Di qui la stretta relazione tra la sua opera scientifica e quella filosofica, e l’impegno per le problematiche dell’insegnamento. Ebbe un ruolo cruciale nel promuovere la storia della scienza come raccordo tra scienze naturali e umanistiche».
Basterebbero queste parole di Giorgio Israel per comprendere il contributo che il matematico, nato a Livorno da famiglia ebraica di origine sefardita e ascendenza portoghese, diede allo sviluppo culturale e civile della società italiana dai primi decenni della sua storia unitaria fino ai periodi più bui della stagione fascista.
Ma più in dettaglio chi era Federigo Enriques, il matematico che dà il nome a numerosi istituti di istruzione superiore della penisola, tra i quali quello di Castelfiorentino? E per quali ragioni il suo lavoro è ancora oggi di grande attualità?
Nato il 5 gennaio 1871, si laureò in matematica nel 1891 presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Dopo aver iniziato la sua attività accademica a Bologna, dal 1922 ricoprì la cattedra di matematiche superiori e di geometria superiore presso l’Università La Sapienza di Roma fino al 1938, anno in cui, vittima delle leggi razziali, fu sospeso dall’insegnamento. Durante l’occupazione nazista, per evitare la deportazione visse in clandestinità presso l'abitazione di un suo allievo, Attilio Frajese. Nonostante ciò, trovò la forza per continuare a insegnare in una scuola ebraica clandestina fino alla liberazione anglo - americana di Roma nel 1944, quando gli fu restituita la cattedra universitaria che mantenne fino al 1946, anno del decesso.
Enriques, tra i fondatori della scuola italiana di geometria algebrica, è da ricordare per il metodo che ha adottato, non solo nella ricerca matematica, ma in tutte le attività a cui si è dedicato, dalla epistemologia alla didattica, che, nella sua visione umanista, costituivano un tutto unico. Refrattario agli estremismi, nel dibattito metodologico che vedeva la radicale divisione tra geometria e analisi, riteneva che i classici problemi dell’analisi dovevano essere affrontati in modo da riunificare i campi rigidamente separati della matematica entro l’approccio geometrico. Nonostante l'ambizioso progetto dovesse risultare fallimentare, furono proprio queste motivazioni, lo studio geometrico delle funzioni algebriche, a condurlo a risultati di primo rilievo nella classificazione delle superfici algebriche. Furono questi i presupposti della sua prolifica collaborazione con Guido Castelnuovo. Senza entrare in dettagli tecnici, la cui complessità è di difficile accesso per i non addetti ai lavori, vale la pena accennare al metodo: le superfici venivano studiate in modo induttivo, analogo all'operare del naturalista che raccoglie campioni di piante o minerali per trarre spunto per possibili classificazioni, separando, da un lato, quelli di natura più regolare e, dall’altro, quelli con maggiori difformità, al fine di scorgere quelle proprietà che avrebbero potuto sussistere in entrambe le categorie. A fondamento della classificazione delle superfici algebriche stava proprio l’individuazione di questi invarianti. Il carattere intuitivo di questo approccio richiese successive verifiche e dimostrazioni con metodi algebrici rigorosi dei tanti risultati conseguiti. Risultati che furono di riferimento alla ricerca nei decenni successivi. Molte di quelle intuizioni offrono ancor oggi materia di studio.
Ma il suo approccio adottato anche per affrontare il dibattito epistemologico, che, nei primi anni del Novecento non solo in Italia, divideva gli intellettuali tra positivisti e idealisti ed i matematici tra intuizionisti e formalisti diede anche lì i suoi frutti. Il suo lavoro di sintesi, infatti, condusse all'apertura nei confronti della possibilità di introdurre l’insegnamento della storia della scienza nel mondo accademico e, soprattutto, come risultato più immediato, di portarlo nel 1925 alla direzione della sezione matematica dell’Enciclopedia Italiana, alla quale diede quelle caratteristiche di alta qualità che ancora oggi la contraddistinguono.
Come in Einstein la filosofia precedeva la fisica, così per Enriques la prima, precedendo la matematica, contribuì alla formulazione di un metodo e di una visione del mondo che mediasse tra le posizioni allora in conflitto. Pur dando centralità all'intuizione nella ricerca matematica, riconobbe la necessità di conciliare il rigore logico di indipendenza e coerenza degli assiomi con ciò da cui quest'ultimi traggono la loro origine: le sensazioni e le esperienze che hanno condotto alla loro formulazione. Di qui il suo interesse per la psicologia, che si trasmise nelle sue idee circa l’insegnamento e l’apprendimento della matematica e che si tradusse nella produzione di numerosi manuali di matematica e geometria che sono stati adottati per decenni nelle scuole e costituiscono ancora oggi un punto di riferimento per un insegnamento moderno ed efficace della matematica, come gli Elementi di geometria, scritti in collaborazione con Ugo Amaldi, altra personalità di rilievo del panorama scientifico italiano che ha dato importanza all'educazione scientifica, contribuendo, insieme, a dare vita ad una tradizione di editoria scolastica tuttora valida.
Nella stagione odierna di riforme scolastiche, forse, ha ancora qualcosa da suggerire la sua proposta di raggruppare, coerentemente alla sua visione, tutte le discipline teoriche dell’insegnamento superiore attorno ad un'unica facoltà filosofica e di raccogliere in un livello successivo le scuole di applicazione, compresi i collegi di insegnamento preposti alla preparazione dei docenti della scuola secondaria.
Sul piano strettamente filosofico la sua posizione si può così sintetizzare: non esiste una realtà inconoscibile, tuttavia, un fatto reale non è qualcosa di separabile dal soggetto, pertanto, un’obiettività crescente è perseguibile soltanto perfezionando, di volta in volta, il sistema di rappresentazioni mentali scientifiche della realtà, e quindi non si può prescindere dalla funzione del soggetto. Per questa via, il ruolo della soggettività nella formazione del pensiero scientifico restituisce una funzione alla metafisica: è quella che, in ultima istanza, fornisce quelle rappresentazioni che svolgono la funzione di una sorta di modelli degli oggetti reali ed in questo modo contribuisce al progresso della scienza. Enriques rimase sempre fedele a questo ideale filosofico, distante da ogni forma di contrapposizione, che gli permise, infine, di ottenere un importante riconoscimento da parte dei neoidealisti, che all'epoca condizionavano pesantemente l'attività culturale italiana.
Il credito che nei primi anni Trenta del Novecento Gentile aprì nei confronti del valore conoscitivo della scienza consistette nella rivalutazione del contributo che la storia della scienza poteva avere nella formazione culturale. Enriques non si lasciò sfuggire l'occasione, avendo sempre ritenuto – un altro tratto che lo rende ancora attuale - che il valore della scienza potesse essere compreso soprattutto nella sua storia. Quindi, fu la visione della scienza come conquista e attività dello spirito che si evolve nella storia ad avvicinare Enriques all’idealismo gentiliano. D'altra parte, fu proprio questo interesse per la storia della scienza a renderlo un punto di riferimento ben oltre i confini nazionali. Per il Circolo di Vienna, il suo contributo allo studio della scienza empirica fu tale da farlo comparire a fianco di nomi del calibro di Poincaré, Helmholtz, Riemann, Mach, Duhem, Boltzmann ed Einstein. Quest'ultimo ebbe modo di apprezzare Enriques attraverso una traduzione in tedesco di Problemi della scienza, in cui si insiste sulla storicità dell'impresa scientifica ( «una visione dinamica della scienza porta naturalmente nel terreno della storia» ) e a cui fece seguito un solido rapporto di amicizia tra i due.
In uno dei suoi interventi ai congressi internazionali di filosofia scientifica promossi dal Circolo di Vienna nella seconda metà degli anni Trenta, si trova la miglior sintesi della sua visione della scienza che resta di grande attualità:

«Da parte mia sono convinto che conviene ancora riconoscere un ruolo all’attività dello spirito che costruisce la sintesi scientifica, cercando di soddisfare finché è possibile certe esigenze soggettive di comprensibilità: principio di ragion sufficiente, continuità dell’azione causale secondo lo spazio e il tempo sono tra queste esigenze, che per la verità non impongono un quadro rigido alle teorie dello scienziato, ma che, piegandosi esse stesse agli scopi perseguiti e sottoponendosi ai risultati degli esperimenti precedenti, tendono comunque ad essere soddisfatte dalla sua costruzione».

Molto altro ancora ci sarebbe da ricordare, come, per esempio, dell'attività di Enriques, in qualità di presidente della Società filosofica italiana, per la promozione di un ruolo della filosofia in rapporto con il repentino sviluppo della scienza che favorisse la costruzione di una società democratica, ma questo già dovrebbe bastare a rendere l'idea di quello che è stato ed è tutt'oggi per l'universo culturale italiano: non solo uno scienziato, ma un uomo di cultura e di impegno civile a tutto tondo che vedeva nell'unità storica del sapere la vera conoscenza e la chiave di volta per un progresso fondato su solidi presupposti.


Alberto Lopez
Laureato in Fisica presso l'Università degli Studi di Firenze. Docente di fisica presso il Liceo Scientifico F. Enriques di Castelfiorentino (Fi). E' socio del Circolo Culturale Piero Gobetti di Firenze.

Francesca Allegri
Già direttore del Museo Casa del Boccaccio di Certaldo (FI). Ideatrice e coordinatrice del Progetto Case della memoria della Regione Toscana e collaboratrice della rivista: De strata francigena. Ha partecipato come esperta culturale alla trasmissione televisiva: Dalla padella alla brace dell’emittente televisiva Antenna5. Ha scritto l’introduzione di carattere storico e culturale per una serie di libri di testo per gli istituti alberghieri.

Francesco Marino
Dott.Agronomo e Zootecnico, Presidente dell'Associazione AgronomiperlaTerrA e di Copagri Toscana, organizzazione Sindacale che tutela gli interessi della aziende agricole aderanti all' UGC Cisl, UIMEC Uil e UCI.  E' responsabile del Blog Agrarian Sciences.

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