Storia delle scienze agrarie

 di Antonio Saltini

 attualità dell'opera

Quando l’autore terminò l’opera, nel 1989, appariva verosimile che opere simili sarebbero state proposte, negli anni successivi, a colmare il vuoto della letteratura epistemologica. Mentre la stessa letteratura ha conosciuto, nei vent’anni trascorsi, la moltiplicazione delle storie della medicina, della genetica e dell’astronomia, nessuno ha tentato una diversa storia delle conoscenze agronomiche. Sono state scritte storie dell’agronomia in Inghilterra, Francia e Germania, un impegno che nessuno storico affronterebbe, per la palese inconsistenza, nella sfera della fisica o dell’astronomia, che cultori di letteratura, piuttosto che storici della scienza, hanno prodotto ignorando i legami degli agronomi del proprio paese con la cultura scientifica europea. La circostanze rende la prefazione di Geymonat, che saluta nel lavoro di Saltini l’opera che introduce le conoscenze agronomiche nell’alveo degli studi di storia della scienza, del tutto attuale. La stessa circostanza spiega la straordinaria moltiplicazione delle citazioni della Storia di Saltini nei canali di Internet, dove alle prime citazioni, individuando un lavoro privo di uguali, se ne aggiungono nuove sistematicamente e incessantemente.
All’ultima edizione ha prestato la propria egida il fiorentino Museo Galileo per la storia della scienza (qui).

Vol. I      Dalle civiltà mediterranee al Rinascimento europeo

Il volume affronta l’esame dei testi agronomici delle civiltà mediterranee, del Medioevo e del Rinascimento. Nei testi superstiti greci e latini ricerca le prime espressioni di un autentico pensiero scientifico, fondato sull’osservazione sistematica dei fenomeni legati alla crescita delle colture e alla vita degli animali allevati, alla ricerca di leggi sistematiche, la cui conoscenza diviene il fondamento dello sfruttamento razionale delle risorse naturali. Individuato in Columella il primo autentico scienziato dell’agricoltura occidentale, l’analisi identifica nell’eredità dell’autore romano la chiave della scienza agronomica medievale e rinascimentale. Uno spazio immenso può rilevarsi, infatti, tra le opere degli autentici successori del maestro latino, l’arabo Ibn al Awwam, l’italiano Agostino Gallo e il francese Olivier de Serres, e quelle dei contemporanei che, incapaci di esperire un originale sforzo di osservazione scientifica, non fanno che trascrivere mere cognizioni empiriche frammiste al frutto della fabulazione, spesso della superstizione. Il dualismo si manifesta particolarmente stridente confrontando l’opera di Al Awwam a quella dell’italiano Crescenzi, esponente caratteristico di quell’aristotelismo le cui espressioni la nascita della scienza sperimentale rigetterà totalmente e irrevocabilmente. Conclude idealmente l’arco millenario di storia delle conoscenze Olivier de Serres, il contemporaneo di Galileo e Descartes che ne esprime le istanze nella sfera agronomica.

   
Vol. II   I secoli della Rivoluzione agraria: i precursori

Si identifica usualmente con il termine di Rivoluzione agraria il rinnovamento dei metodi di coltivazione che si verifica, sulla base dell’esperienza pratica, in Inghilterra, Olanda e regioni limitrofe tedesche e francesi, tra la metà del Seicento e l’alba dell’Ottocento. La sua chiave può essere identificata nella constatazione che l’antico maggese praticato tra una coltura di cereali e quella successiva, può essere sostituito dalla coltura di foraggere, che sostituendo ad un lavoro oneroso e improduttivo una coltura la cui produzione è destinata agli animali, connette definitivamente l’allevamento all’agricoltura instaurando una nuova economia agraria. Quella nuova economia rende possibile l’approvvigionamento di nazioni che non vivono più nei villaggi attorno ad un castello, ma in città ricche di industrie e commerci. Poche trasformazioni delle pratiche produttive sono state altrettanto feconde di conseguenze nella sfera civile, in quella economica, in quella, soprattutto, demografica. Alla grande rivoluzione si perviene mediante una lunga serie di tentativi, che scrittori di cultura diversa analizzano propagandone i risultati. Mentre si prepara, in termini empirici, la grande rivoluzione, l’analisi storico-scientifica registra le prime espressioni di quelle scienze chimiche e biologiche le cui origini non prestano alcun contributo allo sviluppo delle produzioni agrarie, ma predispongono le conoscenze che determineranno l’autentica rivoluzione scientifica dell’agricoltura, che si imporrà a metà dell’Ottocento mutando radicalmente il contesto delle cognizioni che presiedono allo sfruttamento delle risorse agrarie. Tra i precursori della scienza moderna di cui il testo analizza i contributi vantano ruoli precipui il fondatore della chimica, Boyle, quelli della parassitologia, Redi, Targioni Tozzetti, Fontana, Tillet, un naturalista che spazia dall’entomologia alla fisica applicata, Duhamel du Monceau, di cui il volume si sofferma in particolare sui fondamentali contributi alla botanica applicata, all’economia cerealicola, alla scienza delle foreste, alla tecnologia del legno.

 Vol. III    I secoli della Rivoluzione agraria: i protagonisti

Evento i cui  protagonisti sono piuttosto gli agricoltori più innovativi che gli scienziati, la Rivoluzione agraria riconosce i propri codificatori nella serie di scrittori che ha inizio con Weston, la cui opera è stata esaminata nel secondo volume, e termina con Thaer. Al centro della lunga serie di autori, l’inglese Young, le cui esplorazioni delle regioni inglesi di maggiore dinamismo agrario, della Francia e dell’Italia costituiscono, con l’immensa biblioteca delle relazioni di viaggio, il cuore della letteratura sulla metamorfosi dell’agricoltura europea. Se Young propone il più vasto panorama di esperienze che, animato dal più schietto spirito empirico, è incapace di sintetizzare organicamente, si impone come teorizzatore della metamorfosi il tedesco Thaer. Nel sorprendente parallelismo con Kant, che ha enucleato razionalmente le esperienze dei filosofi inglesi precedenti, l’agronomo tedesco compendia le esperienze di Young e di cento pratici inglesi che hanno pubblicato, in altrettanti volumi, le esperienze che non hanno saputo ordinare in una visione sintetica. Comparando quelle esperienze, Thaer le ordina in una teoria che presenta i medesimi connotati di completezza ed esaustività della dottrina del filosofo tedesco. Rappresenta risultato precipuo di un’opera che esamina il pensiero agronomico a tutte le latitudini europee il riconoscimento, al grande tedesco, di un ruolo che nessuna opera precedente gli aveva assegnato con eguale chiarezza. Agronomo sommo, il grande tedesco manca di cogliere il contributo che all’agronomia si appresta a fornire la chimica, che assicura la prima conquista capitale nella sfera agraria quando Antoine Chaptal, ministro di Napoleone, applica l’equazione della fermentazione alcolica di Lavoisier alla tecnologia di cantina fondando l’enologia moderna. Il volume si chiude con l’analisi dell’opera di Malthus, la cui analisi dei rapporti quantitativi tra popolazione e risorse alimentari prelude le indagini attuali sull’ardua tematica. 

Vol. IV     L’età della macchina a vapore e dei fertilizzanti industriali

L'ultima trebbiatrice a punto fisso, foto A. Saltini.
La Rivoluzione agraria, evento eminentemente empirico, sta lentamente dilatando i propri effetti alle campagne europee quando l’agricoltura è investita da una diversa, più radicale rivoluzione, la rivoluzione che, unendo saldamente l’agronomia alla chimica e alla fisiologia vegetale, ne farà branca dell’universo della scienza sperimentale. Alfiere della rivoluzione è un chimico tedesco, Liebig, che nel 1840 scrive il primo trattato di chimica agraria. L’opera traduce abilmente, sul terreno agronomico, la scoperta di uno dei grandi precursori della biologia moderna, De Saussure, il primo naturalista ad avere spiegato, nelle esatte proporzioni stechiometriche, il meccanismo della fotosintesi. Singolarmente, nessun agronomo ha compreso, per trentacinque anni, la portata travolgente della scoperta. Liebig ne fa il fondamento di un immenso successo accademico e pubblicistico. Sedotto dal successo, a deduzioni rigorose il chimico tedesco somma errori clamorosi, che nel clima fervente della scienza ottocentesca sono denunciati dagli avversari inglesi, Gilbert e Lawes, innescando la prima grande polemica internazionale dell’agronomia. Il volume esamina il contributo al progredire della chimica agraria dei maggiori naturalisti dei decenni successivi, Boussingault, Gay Lussac, Payen , Persoz, De Gasparin, fondatore altresì della fisica del suolo, autore di una originalissima dottrina economica, di cui Saltini evidenzia per primo i peculiari legami con la filosofia di Comte. Dallo scenario europeo fissando l’obiettivo all’Italia, il volume  rileva il grave ritardo attestato dal successo cinquantennale delle opere di Re, l’agronomo che ha continuato, nel decennio successivo a Lavoisier, a immaginare la materia in termini aristotelici, i cui scritti fondano le conoscenze agrarie italiane fino al 1855, quando due grandi agronomi, il toscano Ridolfi e il lombardo Cantoni, aggiornano la cultura agraria nazionale, nel cui alveo voci molteplici continueranno a rivendicare le certezze che tutti, in Europa, hanno abbandonato.

Vol V     L’agricoltura al tornante della scoperta dei microbi

Il volume esamina l’evoluzione delle conoscenze agronomiche nell’età di prodigioso sviluppo delle conoscenze che corrisponde alla seconda metà dell’Ottocento. Uno spazio precipuo è dedicato a Pasteur, che realizza tutte le scoperte fondamentali in sfere connesse all’agricoltura: la produzione del vino e della birra, la bachicoltura, le malattie del bestiame, “colera” dei polli, erisipela dei suini, carbonchio e rabbia. Lo spazio dedicato allo scienziato francese è proporzionato al suo ruolo nel progresso delle produzioni agrarie, siccome è a Pasteur che può attribuirsi la nascita dell’enologia moderna, della più evoluta bachicoltura ottocentesca, dell’allevamento moderno, impensabile prima del controllo delle epizozie reso possibile dai vaccini. Oltre al ruolo capitale di Pasteur nella storia dell’agricoltura Saltini sottolinea quello capitale di Darwin, gli studiosi della cui opera continuano a trascurare l’immenso volume sulla selezione degli animali domestici, sintesi geniale dei risultati di otto millenni di selezione inconscia o meramente empirica delle razze vegetali e di quelle  animali allevate, fondamento di tutti gli studi moderni sul miglioramento genetico. Un capitolo essenziale è dedicato a Mendel. L’arretratezza della scienza italiana, perdurante nonostante l’impegno delle prime due scuole universitarie di agricoltura, Ridolfi e Cantoni, è evidenziata dalla polemica tra Ottavi, l’agronomo corso che ha studiato a Grignon e si è stabilito in Piemonte, e George Ville, il più brillante sperimentatore francese della seconda metà del secolo.

Vol. VI     Le derrate agricole al centro del confronto scientifico e        commerciale tra le potenze industriali

Gli ultimi lustri dell’Ottocento registrano l’accelerazione di tutti i processi che hanno pervaso la vita delle società europee imprimendo loro il dinamismo della civiltà della scienza e della tecnologia. Gli organismi di ricerca si moltiplicano, dilatano i propri organici, perseguono mete sempre più ambiziose, accrescono il numero e la portata delle scoperte: è emblematica della storia della scienza nell’ultimo scorcio del secolo la celebrazione del giubileo della Stazione di Rothamsted nella cornice americana dell’Esposizione colombiana del 1893. Presenziando all’evento, Henry Gilbert enuclea cinquant’anni di esperienze nei  campi della stazione sperimentale sui quali si è svolto un piano la cui organicità ne fa la conclusione ideale della Rivoluzione agraria: Saltini ne propone una sintesi che altri non aveva tentato. Capitoli altrettanto impegnativi sono dedicati al fondatore della scienza del suolo e a quello della microbiologia del terreno,  i russi Dokuchaev e Winogradsky, il secondo continuatore, per le scelte metodologiche, di Pasteur nello studio del terreno. Mentre la scienza assicura strumenti nuovi per sostenere popolazioni sempre più numerose, la consistenza demografica assume un rilievo determinante nel confronto politico e militare tra le nazioni industriali. Saltini esamina le valenze sociali e politiche che permeano la riflessione agraria nella temperie che prepara la prima Guerra mondiale analizzando l’opera di Karl Kautsky, il discepolo di Marx che si impegna nella costruzione di una dottrina economico-agraria che mira a predisporre, attraverso la congegnazione di un sistema di produzione che si pretende “scientifico”, il sistema dell’azienda collettiva, lo strumento attraverso il quale il proletariato dovrebbe imporre anche nella sfera agraria il proprio predominio alla società industriale.

Vol VII   Il Ventesimo secolo: la sfida della crescita demografica alle conoscenze agrarie

Antonio Saltini intervista Norman Borlaug
Saltini aveva interrotto all’alba del Novecento il percorso della prima edizione del proprio lavoro in base ad un’essenziale rilievo storico: mentre nell’Ottocento è possibile enucleare le conquiste di un secolo prodigioso della scienza nell’opera di due decine di grandi naturalisti, nel secolo successivo lo scenario si popola di centinaia di comprimari, tutti impegnati in un ruolo essenziale seppure nessuno si distacchi dal novero dei maggiori assurgendo al primato che vantavano i grandi dei secoli precedenti. Operando su un terreno in cui le scelte divengono oltremodo ardue, l’autore apre il volume ricordando i protagonisti della scoperta e della continuazione di Mendel, il terreno delle indagini future di significato più radicalmente innovativo, identifica un agronomo di grandezza comparabile ai grandi del passato nel russo Vavilov, cui dedica un capitolo specifico, affronta i temi molteplici del progresso agronomico esaminando gli atti di un congresso internazionale degli anni Cinquanta, in cui voci di tutto il mondo, in particolare spagnole e francesi, evidenziano le scoperte dei decenni precedenti e le ricerche in corso sui temi di attualità maggiore. Dedica capitoli accurati alle nuove conoscenze mineralogiche, chimiche, fisiche, microbiologiche sul suolo secondo il testo che ha costituito, nei decenni recenti, il fondamento della disciplina in tutto il mondo, l’opera di Russell. Si serve ancora degli atti dei più prestigiosi congressi internazionali per enucleare il procedere delle conoscenze sulle origini dell’agricoltura, che misura nelle relazioni ad assise susseguitesi, a cadenza decennale, tra il 1960 e il 1990. Affrontando, negli ultimi capitoli, il tema della sfida delle conoscenze agrarie alla domanda alimentare destinata, nei prossimi tre decenni, a duplicare, un fenomeno che si realizzerà parallelamente al  contrarsi delle risorse fondamentali, impiega, quali fonti, i rapporti degli organismi internazionali, la saggistica agronomica e demografica, utilizza materiale derivante dal proprio lavoro di osservatore e viaggiatore, proponendo una sintesi che inquadra anche i fenomeni che si stanno imponendo negli anni di cui siamo testimoni, primo tra gli altri il mutamento di dieta dell’Asia, dove metà della popolazione mondiale aspira ad adottare la dieta occidentale, fondata sull’uso dei cereali nell’allevamento, una svolta di cui  esamina le implicazioni tecnologiche e di cui riferisce, dall’esame delle opinioni di agronomi ed economisti, le conseguenze possibili.


Per informazioni sulla disponibilità e il prezzo dei volumi è possibile scrivere alla segretaria editoriale della fondazione editrice: mariadago.nta@libero.it



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